
Dal Dire Al Fare, giunto alla sesta edizione, dà appuntamento a fine Settembre 2010 a professionisti, teorici e operatori della Responsabilità Sociale d’Impresa: l’evento è diventato ormai il principale momento di confronto nazionale sul tema dell’agire responsabile.
Dal profit al non profit, dal mondo accademico alla Pubblica Amministrazione, le più importanti realtà imprenditoriali si riuniranno negli spazi dell’Università Bocconi (partner scientifico del Salone) per esporre progetti, best practice, visioni e soluzioni relativi alla CSR, convinti che la condivisione di esperienze costituisca il punto di partenza imprescindibile per incoraggiare e diffondere l’adozione di pratiche responsabili.
(…) Verranno presentati tre percorsi distinti, dedicati rispettivamente alle imprese, alla pubblica amministrazione, alle organizzazioni non profit. Tra i diversi temi al centro dell’edizione 2010 spiccano il rapporto tra innovazione e responsabilità sociale, la RSI come leva competitiva per il territorio ma anche l’importanza di una giusta comunicazione del proprio agire responsabile e dei vantaggi che ne derivano. Un aspetto, questo, più che cruciale per l’attivazione diffusa nelle aziende di processi improntati alla CSR. Con la collaborazione dell’Università Bocconi, il Salone proporrà un programma volto a rispondere ad alcuni degli interrogativi più frequenti legati alla CSR. Tra gli altri: la competitività responsabile può essere considerata uno strumento anti-crisi? Le imprese più attente all’innovazione sono quelle che hanno inserito la CSR nel proprio modello di sviluppo? I territori dove la CSR è maggiormente “diffusa” sono più competitivi? Come si possono misurare i ritorni positivi della CSR? (…)
Fonte: Affari Italiani
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(….) Con il progresso della medicina e l’allungamento dell’età la Grande Mela sta vivendo un’altra novità. “New York è diventata una città più sicura: e qui abbiamo una tale ricchezza di parchi e cultura che stiamo a poco a poco diventando una destinazione da accarezzare per chi va in pensione” dice al New York Times Linda I. Gibbs, il vicesindaco di Bloomberg con delega alla salute e ai servizi sociali. “E questa gente non viene qui soltanto corpo e anima: porta anche il portafoglio” (…) E se anche altre metropoli, da Cleveland a Portland, stanno lanciando sempre più iniziative per rallentare il passo - un americano su 3 è già over 50 e controlla la metà della spesa nazionale - Manhattan e gli altri 4 distretti sono davvero all’avanguardia.
(…) Il primo segnale è arrivato tre anni fa. Il 2007 è stato il primo anno dopo la Seconda guerra mondiale in cui il peso del traffico si è spostato dall’auto al sistema di trasporto pubblico. E alla bicicletta. Nel 2008 (ultimi dati disponibili) il traffico automobilistico è crollato ulteriormente del 2 per cento raggiungendo il 3.4% dal 2003. Il numero delle biciclette è aumentato invece del 32% nel 2008 e del 26% nel 2009: praticamente raddoppiando dal 2003. E non è tutto: il nuovo piano comunale prevede la realizzazione di 1500 chilometri di piste ciclabili, comprese quelle nei parchi. Per la gioia dei ciclomaniaci come David Byrne, teorizzatore della slow life, che ha addirittura disegnato una serie di rastrelliere per la città (…)
L’articolo di Angelo Aquaro continua su Repubblica.it
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Published Luglio 19th, 2010
in Appuntamenti, Convegni, Corsi, Dibattiti, Formazione, Incontri, Lavoro, Management, Master, Sostenibilità and Workshop.

(…) C’è una ricchezza di nuove figure professionali che lavorano nella dimensione della sostenibilità ambientale. La Green Economy, da una dimensione venata di utopismo, si prospetta oggi come l’unica opportunità concreta per riqualificare e rendere competitivi i sistemi produttivi, riprogettandosi intorno alla qualità ambientale (…) Si delinea un diverso equilibrio tra oggetti e funzioni che si sposta gradualmente dal possesso all’uso delle merci, dalla proprietà alla funzione. Più car sharing e meno automobili, più riutilizzo (recupero, riciclo) e meno usa-e-getta.
Dall’Energy Manager al Certificatore di Sistemi di Qualità, dall’ingegnere ambientale all’operatore di parchi, dall’agricoltore biologico all’installatore di fotovoltaico, dall’esperto in riciclo all’imprenditore di ecoturismo, in Italia sono già ottanta le figure certificate. Green Job Workshop è un’azione del progetto che fa parte del percorso progettuale realizzato dal Parco di Porto Conte in collaborazione con Legambiente, finanziato dalla Regione Sardegna, Assessorato Ambiente, Settore Sviluppo Sostenibile (…)
Scarica il flyer informativo con la scheda d’iscrizione
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La produzione complessiva da fonti “verdi” è giunta a coprire nel 2009 l’intero consumo di elettricità delle famiglie italiane. La produzione rinnovabile, rivela un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Confartigianato, nel 2009 è balzata del 19,2% rispetto al 2008, arrivando a una quota di produzione di 69.330 gigawattora, oltre quindi i 68.924 gigawattora dei consumi casalinghi. Tra le energie verdi però il solare resta il fanalino di coda nel quadro nazionale delle fonti rinnovabili (la quota più importante è quella idroelettrica con il 70,9%). Il primato della regione «verde» spetta alla Val d’Aosta dove la produzione elettrica da fonti rinnovabili supera di addirittura quattro volte i consumi interni; al secondo posto il Trentino Alto Adige, una volta e mezzo i consumi, entrambe regioni montane con impianti idroelettrici. Ma ampie quote di consumo vengono però soddisfatte anche in Calabria (56%), Molise (49,6%), Abruzzo (39,5%), Basilicata (35,2%) grazie ad eolico e fotovoltaico. Se si esclude l’idroelettrico, certifica l’ufficio studi della Confartigianato, il 47% della produzione da rinnovabili si concentra, infatti, nel Mezzogiorno, il 31% nel Centro e il 21% al Nord (…)
Fonte: Il Giornale
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Spetta alla Puglia il primato della maggior produzione di elettricità da solare, seguita da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte. Ed è sempre la Puglia la regione che lo scorso anno ha maggiormente incrementato la produzione da impianti fotovoltaici, con 72 gigawattora in più pari ad oltre un terzo dell’intera crescita (37,3%), seguita dalla Lombardia e dal Piemonte. Non solo: nel confronto internazionale la “piccola” Puglia batte addirittura il gigante Cina per potenza di impianti solari installati, 161 mw contro i 160 cinesi.
E’ quanto emerge da un’indagine dell’ufficio studi della Confartigianato. Ma è l’Italia stessa ad occupare una posizione di primissimo piano sul fronte dei pannelli solari. Sulla base dei dati 2009 dell’European PhotoVoltaic Industry Association (Epia), l’Italia é infatti il secondo mercato al mondo nel fotovoltaico con il 9,9% della potenza installata nell’anno, dietro alla Germania che da sola rappresenta il 51,6% del mercato mondiale. Inserendo nel ranking mondiale il Mezzogiorno e il Centro Nord, emerge che le due aree del nostro Paese ricoprono entrambe una posizione di rilievo nel mercato mondiale collocandosi, rispettivamente, al quarto e al sesto posto della classifica: i422 Mw del Centro Nord sono pari al 5,7% del mercato mondiale; i 289 Mw installati nel Mezzogiorno, sono pari al 3,9% del mercato mondiale pari alla potenza installata in Francia, Spagna e Portogallo messi insieme. Così, sempre nel confronto internazionale, si osserva che nel 2009 la Puglia ha registrato una potenza installata di impianti fotovoltaici (161 Mw) pari a quella di tutta la Cina (160 Mw) (…)
Fonte: ANSA
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A Priolo, nella conca di Augusta, simbolo del triangolo industriale siracusano e del polo petrolchimico più grande d’Europa che vede la massima concentrazione di raffinerie, è partita la riscossa verso l’energia del futuro: pulita e rinnovabile. Giovedì 15 Luglio 2010 è stata inaugurata la centrale solare termodinamica «Archimede», prima al mondo a utilizzare la tecnologia dei sali fusi integrata con un impianto a ciclo combinato (…) A dieci anni dall’intuizione di Carlo Rubbia poi sviluppata dai ricercatori dell’Enea e successivamente industrializzata dall’Enel, prende così corpo un progetto, che nato sulla spinta della crisi energetica degli anni ‘80 portò alla costruzione di diverse centrali solari, tuttora in funzione nel deserto della California, il cui funzionamento è caratterizzato dall’utilizzo di specchi parabolici lineari per concentrare e riflettere la luce solare su tubi in cui scorre olio minerale (l’olio si riscalda e incanalato in una caldaia dove l’acqua si trasforma in vapore ad alta pressione e aziona le turbine per la produzione di energia elettrica) (…) Ma la nuova centrale di Priolo costituisce una novità assoluta a livello mondiale, dal momento che prevede l’uso di sali fusi (ricavati da fertilizzanti) come fluido termovettore, ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Non solo. «Archimede» (il cui nome è anche un omaggio al grande fisico e matematico che oltre 2.200 anni fa con i suoi «specchi ustori» incendiò le navi romane e salvò Siracusa dall’assedio nemico) ha una caratteristica che la rende unica: è in grado di raccogliere e conservare per molte ore, lungo i suoi 5 chilometri e mezzo di tubi speciali che corrono attraverso 30mila metri quadri di specchi collettori parabolici, l’energia termica del sole per poter generare elettricità anche di notte o con il cielo coperto (…)
L’articolo di Gabriele Dossena continua su Corriere.it
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La prima centrale elettrica di dimensioni industriali alimentata a idrogeno al mondo è entrata in funzione il 12 Luglio 2010 a Fusina, in provincia di Venezia (…) La scelta di Fusina come sede della sperimentazione è dovuta alla presenza della centrale termoelettrica a carbone e del vicino polo petrolchimico di Marghera che ha fornito le materie prime. L’impianto, con una potenza di 16 Mw, si basa su un ciclo combinato in cui un turbogas viene alimentato con idrogeno per produrre energia elettrica e calore. Il turbogas è equipaggiato con un a camera di combustione sviluppata per essere alimentata con idrogeno, senza emissione di CO2 e con bassissime emissioni di ossidi di azoto. L’energia termica liberata dalla combustione viene convertita in energia elettrica nella turbina a gas, sviluppando una potenza di circa 12 Mw, mentre i fumi di scarico sono costruiti esclusivamente da aria calda e vapore acqueo. L’impianto ha richiesto un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro (…)
L’articolo completo su Corriere.it
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La Germania potrebbe dire addio ai combustibili fossili. L’obiettivo di passare ad un utilizzo dell’energia al 100% rinnovabile entro il 2050 sembra oggi una meta non così inverosimile; se così fosse i tedeschi diverrebbero i primi, tra i Paesi facenti parte del G20, ad utilizzare un mix energetico totalmente sostenibile.
Attualmente la Germania ottiene il 16% della sua energia sfruttando un mix rinnovabile composto soprattutto da eolico e solare, quantitativo tre volte superiore rispetto a 15 anni fa. “Una completa conversione alle energie rinnovabili entro il 2050 è possibile da un punto di vista sia tecnico che ecologico”, ha detto Jochen Flasbarth, presidente dell’Agenzia Federale Tedesca per l’Ambiente.
“E’ un obiettivo molto realistico basato su una tecnologia che già esiste – non è una previsione puramente teorica “, ha aggiunto. Grazie al Renewable Energy Act , la Germania è leader mondiale nel settore fotovoltaico: si prevede, inoltre, che presto verranno aggiunti più di 5.000 megawatt di capacità fotovoltaica, addirittura entro l’anno, toccando un totale di 14.000 megawatt e risulta, a livello mondiale, il secondo produttore eolico dopo gli Stati Uniti con 300mila posti di lavoro nel comparto creati nell’ultimo decennio.
Altri ambiziosi obiettivi sono stati fissati dal Paese che intende, entro il 2020, ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 40% partendo dai livelli registrati nel 1990 e arrivando ad un abbassamento del 80-85% entro il 2050, ha riferito Flasbarth concludendo. “I costi di una conversione completa alle energie rinnovabili sono molto inferiori rispetto ai costi che il cambiamento climatico determinerà a danno delle generazioni future” (…)
Fonte: LaRepubblica.it
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